Wednesday, November 14, 2012

Acapolessi 2012.


Pacolissea
Apacolisse
Lipocassea
Selipocasa

Apocalisse.

Non vorrei cadere in un argomento da Nostradamvs, o da maga Absea, ma...
Che cosa diavolo sta succedendo?
Ma dove, come?
Qui, adesso.
Allagamenti nelle città, il caos e la paresi della circolazione. Le tangenziali e le strade con code interminabili causate dai curiosi che si fermano a guardare lo spettacolo della fine del mondo.
Luoghi pubblici convertiti in enormi vasche da canottaggio. L'inizio di un nuovo Waterworld (Il film era di Kevin Reynolds, del 1995. Una perla con Kevin Kostner).
Nella mia palestra ieri ci hanno fatto evacuare per via di un allagamento del palazzo di fianco: black-out improvviso, acqua sporca a catinelle dal soffitto, e tutti fuori. Nel frattempo si era creata la solita situazione ballardiana di comunità-fraterna che sarebbe terminata comunque il giorno seguente. Tutti a parlare, a decidere, a stringersi in cerchio, a fare comunella, a fraternizzare da perfetti estranei. Tutti però inquieti.
Io? Come se niente fosse ho finito di allenarmi, al buio, mi son ficcato nella doccia e me ne sono sgusciato via in silenzio.
Medicine steroidee che spariscono stagionalmente, con misteriosi intoppi dei distributori che scaricano il barile ad altri distributori più grossi, che scaricano ancora il barile sulle case farmaceutiche, che scaricano per la terza volta il barile, sempre più pesante, sulle farmacie compiacenti che vendono sottobanco il prodotto, senza i permessi necessari, e a prezzo gonfiato, ai praticanti di body building di livello agonistico. I quali si preparano a guerre tra gang in attesa del crollo totale, ma imminente della società.
Casi sempre più diffusi di genitori che uccidono i figli. I cadaveri vengono ritrovati inesorabilmente, ma non tempestivamente, in un arco di tempo variabile dalle settimane ai mesi, agli anni.
Un pò come la sporca faccenda di Mirko Sartori e la madre morta e mummificata nell'armadio da circa tre anni. Questo avveniva ai tempi di quando gli scheletri se ne stavano ancora dentro gli armadi. Ora i morti si alzano dalle loro tombe e camminano in mezzo ai vivi. E parlano.
Contemporaneamente i comici diventano i nuovi leader politici sostituendosi a vecchi ordini secolari di burocrazia e corruzione tramite false promesse di libertà e resurrezione sociale, mascheranti tuttavia sempre le solite ambizioni di potere. Questi nuovi politici farebbero della comunicazione su internet la loro bandiera. Certo, e chi ci mettiamo a capo dei sistemi di comunicazione "copia-incolla" del nuovo ordine mondiale? I nostri bei giovani dalla faccia pulita e nuova. Come se il nuovo fosse il termine assoluto per ottenere fiducia delle solite masse decerebrate.
Non mi stupirei se molto probabilmente, tra i 15000 mongoloidi che l'altro giorno in piazza del Popolo a Roma ballavano clownescamente unificati al tempo di una canzone dance coreana, la stragrande maggioranza fosse formata da quelli che, ironicamente, ma plausibilmente, sceglierebbero di mettere al vertice del potere chi? I comici.
Ma si, svaghiamoci, andiamo al cinema, cerchiamo qualcosa di rassicurante, qualcosa che ci faccia pensare che certe cose rimarranno sempre belle, per sempre. Andiamo a vedere James Bond.
Aspetta un attimo, ma James Bond una volta non beveva il Martini Cocktail, Vesper a essere precisi?
Forse una volta. Ma non adesso. Un James Bond al pari coi nostri tempi non è raffinato, beve la birra. Anzi, la più merdosa delle birre ad alto consumo. L'Heineken. Che va bevuta ghiacciata altrimenti sa di uova marce.
Ma cos'è questo? Lo scenario di un romanzo di Anthony Burgess tipo il Seme Inquieto?
Forse è l'alba, Parietti, dei nuovi tempi.
Succede qualcosa che se noi leggessimo in un romanzo apparirebbe distopico, ma che invece è grottesco e reale, e lo stiamo vivendo ora, senza bisogno di immaginarci nient'altro di fantascientifico.
La cosa è complessa, ma è anche molto stimolante dal punto mentale.
Per trarre ispirazione per scrivere mi posso limitare al semplice gesto di aprire la porta di casa e uscire. Magari con la colonna sonora di 1997 Fuga da New York di Carpenter nelle orecchie. E pensare di essere pronti, come Snake Plissken, al peggio.
Magari compro un gommone e una piccola dinamo portatile. E mi armo fino ai denti.





Wednesday, November 7, 2012

Tuesday, October 23, 2012

Come back


Per oggi ho pianificato il mio COME BACK in palestra con una routine di allenamento nominata per l'occasione "Rondò of Blood".
Oggi l'allenamento non dovrà essere divertente e piacevole. Bensì dovrà risultare in una sessione di dolore e sofferenza, di grida disumane e sudore e sputo.
La gente attorno a me dovrà sentirsi inferiore e non adeguata, dovrà capire che il manicomio del ferro è un luogo di spavento e martirio.
Inizia ora una impietosa tortura fisica e mentale nella quale si dovrà uscire menomati e feriti dentro.
La vecchia di ottant'anni col tanga SULLA tuta, convinta ancora di essere al Francesco Conti negli anni '80, verrà travolta con odio; Sorriso, il viscido guardone che cerca di attaccare bottone con tutti e in un anno è peggiorato invece che migliorare, abbasserà lo sguardo e si prenderà un ceffone diminutivo a dimostrazione che i deboli devono essere oppressi e schiacciati.
Il trionfo del sangue, il dolore, la mutilazione e lo smarrimento mentale saranno pane per i miei affamati canini di belva primitiva.
Pollo e riso - pollo e riso - pollo e riso.
State alla larga fannulloni e quelli che "io vado in palestra per rilassarmi", state alla larga: qui non c'è futuro per voi!
Serie piramidali discendenti pliometriche di Saltelli sul posto (Jumping Jacks), squat, crunch e piegamenti ripetute allo sfinimento seguite da 30 minuti di cardio ad intervalli HiiT.
Non sarà un gioco da ragazzi, ma va fatto.
Non sarà bello, ma và fatto.
Non sarà piacevole, ma và fatto.
Così è detto, così è scritto.
L


Saturday, September 15, 2012

La voce del bidello

Non sono gli occhi lo specchio dell'anima.
La voce, invece, è il legittimo specchio e soprattutto riflesso dell'anima.
Manifestazione del pensiero o del suono primigeno. Grido, bisbiglio.
Il suono della voce confessa l'indole di chi la emette.
Io non posso uccidere una persona solo perchè non mi piacciono i suoi occhi o la faccia. Ma per una voce irritante si.
Basti pensare a quanti bambini vengono uccisi dalle madri. Innumerevoli, ed è perchè strillano in quel modo fastidioso e insensato. Le capisco.
L'isterica con voce chioccia che ti si siede innanzi e parla a martelletto senza mai fermarsi. Cosa le faresti? Torture. E non perchè ha una faccia da schiaffi. No.
Per la voce.
Ho un rapporto duplice con tante cose, di amore e di odio. Ma in particolare con la voce.
Per me la voce è espressione. Quando ho dei problemi alla voce, alle corde vocali, mi sento relegato in un limbo silenzioso che mi incapacita di essere completamente me stesso.
È come in quei sogni nei quali so che sto sognando, ma non ho il potere di svegliarmi.
Solo che sono sveglio e annaspo.
Ho un groppo in gola, respiro peggio, ma non perchè ho qualcosa che mi fa male fisicamente. È uno status fisico negativo che si riflette sul corpo.
Mi sento un andicappato.
È come stare sul ring con le braccia legate dietro la schiena.
Mi imbottisco di tutto.
Danzen, Fortilase, Deflazacort, Synflex 550, cose che trovo a caso in casa.
Vado dal mio farmacista e non so se dirglielo o no. Se glielo dico, questo implica comunque parlare. Ma come faccio se non posso parlare? Vado in giro con la lavagnetta?
Un muto di merda. Ecco cosa sono, uno schifoso muto di merda.
In questi casi vorrei essere un umile bidello.
Salvatore, l'umile bidello deficente che viene vestito dalla madre.
Eppure anche la figura chiavica del bidello ha bisogno di una voce, per lo meno per queste frasi chiave: Qui non si puó entrare, il pavimento è bagnato; Non correte nel corridoio; Collega, caffe?; CHIAMO IL PRESIDE.
No, quindi non mi merito nemmeno di essere bidello.
Cosa resta quindi?
L'ausiliario della sosta?
L'umile ciabattino?
L'addetto alla pulizia dei cessi nel treno?
Il killer. Seriale.
Di donna con voce chioccia.

Saturday, June 30, 2012

Occhi bianchi sul pianeta terra.

Da svariati mesi, per riprendermi dagli attacchi psionici degli alieni, ho messo in pratica un esercizio salutare per il corpo e la mente.
Faccio come alcuni asceti indiani (dell'India...): prendo e vado a camminare.
Ma dove vado?
Vado.
Vado avanti, cammino fino a che ho la capacità di stimare che le forze potrebbero abbandonarmi se procedessi ulteriormente. Una stima che comprende anche lo spazio-tempo per tornare alla base.
Solitamente questa tecnica mi permette di stancare il corpo ed epurare la mente mentre procedo guardandomi intorno.
A volte, come un povero pazzo del manicomio, mi avvicino furtivamente ad un angolo, creando un "falso scopo", e vedo se qualcuno pensa strano di me. Mi diverto troppo. Vedo le facce di gente in auto che si fa dei film assurdi. Roba tipo "guarda un pó quello, è un tipo sospetto, cosa starà combinando?"
E invece non combina un bel niente perchè è solo un maniaco mitomane.
Oggi sono uscito con l'intento di sfidare il caldo apocalittico, purgarmi dei peccati del mondo, e vedere un pó se questo umore barbino e altalenante si sarebbe assestato.
Mi metto le scarpe buone, in playlist ho gli A Pale Horse Named Death, siamo apposto, e prima di uscire mi assicuro di avere ancora tutti i capelli in testa.
Sbalzo climatico paleocristiano. Fuori ci saranno quaranta gradi.
Roba da Terzo Mondo. Perchè solo al Terzo Mondo puó fare così caldo.
Ma infatti il nostro paese non appartiene a quelli in via di sviluppo, bensì a quelli in via di INviluppo.
Questo è lo scenario dirigendosi verso corso Vercelli.
Borghesi poco abbienti che zombificati si dirigono verso scheletri di negozi in via di chiusura.
Gente derelitta con ciabatte ai piedi, sconfitti da un sistema per il quale la massima realizzazione sarebbe il week end al mare. Alcuni, i più schifosi, indossano le Espadrillas.
Ebbene questi sono quelli che volano più basso, quasi a sfiorare i cadaveri abbandonati su un asfalto che prende la forma delle suole delle scarpe comprate al mercato dai cinesi.
Fantasmi dagli occhi bianchi che leccano stolidamente gelati insapore senza provare alcun piacere: prendo il gelatino perchè è estate e BISOGNA FARLO.
Donne dalla pelle bianchiccia e sudata che, sottoposte a una semplice lobotomizzazione chimica, non sentono più nè caldo nè freddo, e possono quindi andare per istrada con stivali e felpa. Lo giuro, stivali e felpa, che fortuna.
Un bambino che frusta serpenti di gomma sul fratellino in carrozzella. E la madre, fronte bassa e ipocefala, guarda laggiù: un orizzonte che non c'è, che non c'è mai stato, che mai ci sarà, con la bocca aperta e emettendo uno strano vagito capresco.
I neri che vendono le collanine
I neri che vendono le collanine
I neri che vendono le collanine
I neri che vendono le collanine.
Ma chi le compra le collanine? A cosa servono quelle collanine? Sono decorative? Sono belle? Servono a qualcosa? È successo qualcosa?
È scoppiata una bomba atomica la scorsa notte e non mi sono accorto di nulla per caso?
Sembra che tutto si stia sciogliendo, ma non in modo grazioso.
Io, come sovrappensiero, provo tra me e me dei dialoghi surreali per il libro. Dialoghi tanto irreali che poi li dimentico nell'attimo successivo in cui li ho fatti.
Eppure vado avanti per un tempo che sembra infinito.
Creo questi loop mentali che mi fanno male.
Sono uscito per guarirmi dal serpente che si morde la coda e invece mi ritrovo preda di me stesso.
Ancora una volta.
Un barbone zingaro a cui da piccolo han saggiamente cavato al piede destro le dita, e al sinistro troncato una generosa metà fino al metatarso, con un ascia, per fare in modo che faccia più pena mentre chiede la limosina, mi appare come un fantasma. Forse lo vedo, forse non lo vedo.
E che miraggio del cazzo, non poteva essere una bella gnocca? No, un barbone zingaro e storpio.
Del resto la bella figa adesso è in barca in Costa Smeralda, non certo a fare finti agguati negli angoli delle strade e a smaltire sbornie cerebrali, inesistenti, letali, inconcludenti, sterili.
Peró preferisco la bella figa ai "voglio tanto ma non posso".
Il brutto è sempre la cosa più brutta.
Ma perchè allora io non sono in Costa Smeralda?
Perchè ho l'aria condizionata.
Perchè mi accontento di poco.
Perchè ho tutto.
Passerà un bel pó prima che io rimetta piede in corso Vercelli e zona limitrofa.
"...Tuttavia - la razza umana - era sopravvissuta".

Friday, June 29, 2012

Interferenza

La mia vita sta diventando una sorta di interferenza con la mia vita stessa.
A volte credo di sognare e invece sto in balia di sensazioni così prepotenti che sono capaci di dominare il corpo, la materia.
Che siano queste le interferenze che mi impediscono di vivere la realtà come ogni altra persona? Ma poi, del resto, perchè io dovrei vivere come ogni altra persona? In cosa sono diverso io?
Forse proprio dal fatto di poter prendere coscenza che sono le "interferenze" a rendere completa la mia esistenza.
Una completezza nell'incompletezza.
Vivere o lasciarsi vivere.
Ma che cosa vuol dire "vivere"? È una questione di mera quantificazione, realizzazione materialistica del quotidiano? oppure forse è la capacità di accettarsi e farmproprio il momento in cui ci si ritrova.
Forse.
E comunque essere assoluti è più facile che essere elastici!
I lobotomizzati hanno sempre ragione.
Il babbeo infatti segue il branco e si accontenta. E in questa sua semplicità sta il comodo conformismo che non interferisce nella sua sfera psicologica. Ammesso che ci sia.
A volte mi sento solo?
Beh la soluzione c'è. Mi tengo compagnia con i miei amici immaginari. Loro non mi fanno sentire in colpa se la sera prima ho bevuto e, da Pinocchio quale sono, mi son messo ad alzare la voce in discoteca perdendola stupidamente.
Ora sono qui a leccarmi le ferite. E a scrivere questo come auto-terapia di sfogo psicologico. Mi vergogno della pateticità di queste parole. Del resto non sono ancora una divinità e quindi posso permettermi qualche debolezza.
Consigli di lettura: La pelle, di Curzio Malaparte.
Le parole usate in questo libro sono ironiche e drammatiche e potenti, sono schiaffi in faccia alla borghesia e ai benpensanti. Eppure sempre mantenendo un tono di classe ed eleganza elevatissimi.
Attuale soprattutto per i cosiddetti "radical-chic".
È proprio vero che come la fame vien mangiando, la scrittura vien scrivendo. E se si vuole uscire da un ghetto, come scrivevo l'altro giorno, la cosa più facile e pratica è aprire quella porta e uscirsene sulle proprie gambe. Non si è mai con le spalle al muro.
L'evoluzione porta l'uomo a dissociarsi dal gruppo.
Questo è sempre più frequente con i vari Social media di internet.
Hai immense frequentazioni online, gente che fanno gli amici e fanno le "faccine", e poi quando li vedo nella realtà quasi non mi salutano.
Che pena. Eppure stando a casa con gli amici immaginari non perdo la voce come in discoteca.
Pelle. La pelle è quella cosa che copre il marciume o le cose belle che abbiamo dentro.
Eppure ancora prima di sapere se uno ti sta simpatico o antipatico è la pelle a darti un messaggio.
La pelle è sia qualcosa di lombrosiano, sia qualcosa che cambia nel tempo.
La pelle è qualcosa a cui dovrei prestare più cura. Di vita ce n'è una sola e il modo estremo con cui mi comporto con me stesso non è certo cosa buona per la mia pelle. Per la mia voce, per i miei addominali, per i miei capelli.

Interferenze che interferiscono
Intransigenti nell'esigenza
Di genesi dell'esegeta
Trascuranti lo feriscono.

Wednesday, June 27, 2012

Il ghetto dei social network.

È da parecchio che non scrivo su questo blog.
È nella mia natura l'intemperanza. Per lo meno relativa a certe cose.
Sembra che come mi appassioni fulmineamente a una cosa o causa sia destinato a disinteressarmi con la stessa forza. Per lo meno ciclicamente.
Sono poche le cose a cui resto fedele.
La palestra. L'alcol. La musica.
Ora, senza mettere a nudo troppi elementi e senza scavare troppo in altri, voglio spiegare perchè certe attività, dopo un primo grande moto di entusiasmo, mi annoino.
Il ghetto è una cosa dalla quale una volta entrato difficilmente te ne tiri fuori. E questo mi spaventa e infastidisce tremendamente.
Mi iscrivo a un corso di arti marziali, sono bravo, il maestro mi tiene in considerazione più degli altri, si crea un guppetto di rispettosi e affiatati seguaci. Ecco da questo non ne esci più. La cosa inizia a preoccuparmi, la cosa del clan, inizio a presentarmi meno agli stages, alle lezioni, alle riunioni. Mi chiamano, chiedono il perchè di questo mio allontanarsi. Gli invento scuse più o meno realistiche. Loro mi odiano e non mi vogliono più.
Il ghetto delle arti marziali.
Vado al pub vicino a casa, molto carino, molto tranquillo, per scrivere. È meccanico che dopo due volte che mi presento qualcuno mi fa servire sul tavolo una birra. Devo ringraziare e fare due chiacchere con il simpaticone che gentilmente mi ha offerto il suo gesto di amicizia. Ma io voglio solo scrivere per i cazzi miei, in un posto vicino a casa, senza offendere o sfastidiare nessuno. Dopo un pó dovró o fare la figura dello stronzo e dirglielo, o cambiare posto.
No, non si puó: il ghetto dei pub.
Scrivo sul blog, scrivo frequentemente, scrivo tanto.
Poi inizio a concentrarmi su altre cose, come il libro ad esempio. Al chè mi fanno notare che sto trascurando il blog, nonostante non ci guadagno nulla con esso.
Sento che la cosa non è più naturale, sento una pressione, una responsabilità. Mi annoio.
Il ghetto dei blog.
Facebook e Twitter e le amicizie che, come nella realtà, se non nutri svaniscono. E anche di questo ghetto mi stufo.
Instagram, nasce in modo sano come giochino delle foto, pian piano diventa un mezzo di sponsorizzazione. Non mi ha ancora stufato, ma temo che presto lo farà.
Scopro un locale bello e fresco, con ottimi barman. Presto si riempirà di facce di cazzo che ordinano mojito e spritz e il servizio peggiorerà e io mi stuferò.
Il ghetto dei bei posti.
Vado in palestra per allenarmi. Tempo dieci giorni e per allenarmi ci impiegheró il doppio del tempo perchè verranno tutti a parlarmi e a fare gli amiconi.
Il ghetto delle palestre.
La musica? Quella è una cosa troppo intima e irrazionale per essere influenzata dai ghetti.

Nella foto un Gibson bevuto all'Hotel Saint Regis a Roma

Wednesday, May 23, 2012

Catarsi-Clistere

Ballard era un genio.
Io lo so. Forse qualche altro mio amico lo sa. Ma non basta.
Tutti lo devono sapere e tutti lo devono ammettere.
Nella sua fattispecie si tratta di genio profetico.
Nella trilogia "Cocaine Nights - Super Cannes - Millennium People" Ballard è riuscito a fare una summa precisa e sottovalutatissima del futuro prossimo della nostra società.
In un complesso "villaggio" dove atarassici e annoiati, quasi sedati, ospiti conducono una vita reclusa di silenziosi ozii, alcuni individui vengono nominati come anonimi portatori di violento "cambiamento". Un cambiamento radicale che negli ospiti avverrà come sotto pelle e naturalmente.
Avete mai provato a vedere cosa succede, prima in casa, poi nell'intero condominio, e poi anche nella casa di fianco, quando capita un lungo black-out?
Dapprima si cercano torce e candele. Poi si esauriscono le batterie, finisce la cera, e l'ente preposto all'elettricità non si fa vivo.
Quindi si va a bussare al vicino, che troveremo già sul pianerottolo, anch'esso bisognoso di conferme, di calore umano.
Si diventa tutti immediatamente prodighi di voglia di aiutare e di compatire, tutti più aperti all'altro, più umani, più disponibili e generosi, in quanto immersi in un "mal comune mezzo gaudio" che ci fraternizza.
Si scende nella stanza della centralina elettrica, si constata tutti quanti che il guasto è una cosa lunga, si avverte un brusio in istrada e si scopre che anche i vicini dell'altra casa sono senza luce ed energia da tre ore.
Ci si scambia addirittura i cellulari per aggiornarsi nel caso ci si dividesse per i turni in centralino e nelle reciproche abitazioni. Ci si offrono caffè o cicchetti per confortarsi, per rincuorarsi, per corroborare quella che sembra una nuova amicizia inossidabile.
Ci si chiede, ma come mai prima non ci si cagava neanche per sbaglio?
Come mai, prima, appena uno parcheggiava un decimetro più in là dalla propria striscia riservata si tiravano in ballo odii e faide ataviche?
Ci si dà pacche sulle spalle e l'atmosfera si scalda, si scopre che quello del primo piano, quel "comunista di merda", peró ha un bel humour. La troia mantenuta di rimpetto in realtà è una brava donna, una persona sola che sta a galla grazie alla durissima danza delle uova.
E quindi?
E quindi non c'è da stupirsi se ci si sente tutti più buoni e uniti quando in un periodo di loffiezza morale, di mancanza di fattori cementificanti ed edificanti, in un momento nel quale tutti e ripeto tutti ci si sente persi e abbandonati accade uno o più fatti catastrofici.
Ha lo stesso effetto del colosseo ai tempi di Nerone.
Una purga generale benefica.
La catarsi mediante il clistere.
Si assiste quindi a parossistici effetti di fanatismo mediatico.
Gente che di punto in bianco diventa garante del giusto, del gusto, del bene, del conveniente.
Dai il soldino al barbone e ti senti sollevato e con la coscenza leggera, ma con lo stesso animo metti lo zingaro alla forca.
Il dissidente e inammissibile.
L'anticonformismo diventa il conformismo più radicale e benpensante.
Le convinzioni si saldano.
Sorgono nuove dittature ben più subdole del comunismo e del fascismo.
Ci impongono codici a barre e micro-chip che ci controlleranno onde evitare comportamenti non conformi alla "benenza" imperante.
Viene distribuito del gin di partito quotidianamente e tutti stanno buoni.
Le cellule pazze, perverse riformiste del nuovo ordine "Comune" delle cose, verranno accantonate in nuovi campi di concentramento e gasate irrevocabilmente.
Siamo contenti ora?
Siamo tutti uguali ora?
Siamo tutti benenti ora?
Siamo tutti giusti ora?
Obbedire è difficile ma comandare è peggio.
O meglio?

Ma ci staremo chiedendo cosa succede negli attimi immediati dopo una sana purga?
Posso rispondere tramite le rime autoreferenziali che scrissi particolarmente ispirato qualche tempo fa.

Il reverendo di Rogorendo

Ecco vedoti riverire
Il reverendo di Rogoredo
Oh che dolcie avvenire
Stringer mano al medio evo

Il vin santo coi cantuzzi
Pel sagrado a elargire,
In cappella presto accorri
La novella add'ascoltare

Oh che dolcie lithania
Odrai per la sacrestia,
Senti il gemito velato
Par si quasi un belato

Ma or dalla porta vedi
Intuente lo sgomento
Culo all'aria scorreggiando,
Con malizia il reverendo.

Oh che gran soddisfazione
Spernacchiar tutte le ore
Con le chiappe a tappo rimosso
Gran concerto a più non posso.

...Ed egli avea del cul fatto trombetta.

Tuesday, May 8, 2012

Freaks - I segni.

Si dice che il primo dell'anno la prima persona che si deve vedere o sentire al mattino appena svegli debba essere un "uomo", pena la sfiga tutto il resto dell'anno.
Applichiamo questo semplice principio anche al resto della quotidianità annuale e vediamo cosa succede.
Per esempio cosa vuol dire quando esci di casa e la prima cosa che vedi in successione sono un gruppo di tre tetraplegici in sedia a rotelle seguiti, due vie dopo, da due paralizzati novantenni sempre in sedia a rotelle con ossigeno, e dirigendosi verso via Dante, ma potrebbe essere qualsiasia altra via, un nano ipofisiario (toh, un cugino genetico) che appollaiato su un predellino mi fissa con fare ipnotico.
Come interpretare tutto ció?
È del tutto casuale o anche nel caso esiste un modo per interpretare le figure pittoresche presentantisi?
Amo pormi domande più che risposte, si è capito da un pezzo.
Ma cerchiamo di mettere da parte l'ipocrisia e il benpensiero falsamente buonista e analizziamo la cosa sotto un altro punto di vista.
Quello dell'esempio opposto.
Putacaso (dal vocabolario: "puttana" + "caso").
Mi sveglio, faccio le mie abluzioni, le mie somministrazioni, etcetera etcetera.
Poi scendo in istrada e in successione.
Vedo una bella figa che mi sorride. Due belle fighe che mi sorridono. Giro l'angolo ed ecco altre tre belle fighe che mi salutano.
Fanno ciao con la manina.
L'ottico che mi offre un caffè.
Il barista che mi offre due dita di San Pellegrino.
20 gradi senza vento.
Rispunta il cardigan che ho perso l'altro giorno facendo un caso di stato.
Faccio il gratta e vinci e vinco.
Come interpreto questi altri segni invece?
Che senso ha tutto ció?
Non cercheró di cavare un ragno dal buco, che magari nel suo buco ci sta pure bene, ma mi impegneró a guardare avanti. Sicuramente dietro il prossimo angolo ci sarà un jolly di positività e allegria.
Dó un occhiata.
Nano cieco sull'ottantina con bastone in successione a obesa zingara meridionale con baffi e ciabatte rotte. Piedi ormai uno zoccolo caprigno biparte.
Ottimo. Un'escalation di freaks.
Finite le commissioni ritengo opportuno far dietro front e rinchiudermi in casa al sicuro per nutrirmi con qualcosa di proteico.
Ma in effetti mi aspetta la palestra con la settantenne con perizoma tigrato, convinta di essere ancora alla Francesco Conti nell'82; oppure "Sorriso", il laido che puzza di dado Knorr. E sono in una palestra tra le migliori sottolineo, meno male direte voi.
Mi si darà del superficiale, ma cazzo, gli occhi son fatti per guardare, non solo per cliccare "mi piace" sulle foto o per re-twittare i post intelligenti dei colleghi impiegati.
Le belle cose sono solo su internet? O il brutto ci serve per apprezzare meglio la bellezza (che si nasconde a quanto pare)?
Vabè mangio e mi alleno.
E quindi?
E quindi on my way back home incontro in successione.
Il solito spastico con il deambulatore ortopedico; bambino cinese di max 8 anni obeso sui circa 100 chili; e dulcis in fundo?
Rullo di tamburi.
Non ridete che porta male.
Comitiva dell'Anfas con assortimento di teste microscopiche e sindromici di Down.
Allora mi chiedo. Sta succedendo qualcosa?
Questo non è più un segno. È un evento, un epifania orgiastica!
Qualcuno ci sta lucrando, o sono pazzo e li vedo solo io?
Non vorrei aggiungere le moltitudini di teste alla El Shaarawy, ma tocca farlo, perchè mi ricordano tanto i crani modificati degli Aztechi in attesa della fine del mondo.
Ecco il segno: si avvicina l'apocalisse.
Era ovvio, del resto, che l'apocalisse non fosse annunciato da un gruppo di veline, ma da un ensamble di figure diciamo particolari.
Vorrei tanto un Martini molto secco, gin Hendricks (l'ho rivalutato), e cucumber peel.

Ps: nella foto, un pissoir apposito per nani