Tuesday, March 26, 2013

Margarita la domenica.


La domenica bevo Margarita. Mi restituisce il sodio che durante la settimana evito di assumere per motivi scientifici.
Hotel di mondo, a Roma. Bel posto. Clientela di giovani romanini bene. Insomma quelli che ci sono arrivati che le Hogan non vanno più bene. Ok, ce le hanno, ma con riluttanza, e a forza di aver letto su Twitter che fanno sfigato, le hanno messe nell'armadio. Con la lacrimuccia.
C'è Pippotto, quello che prima, al parcheggio, per farsi un po di coraggio si fa il pippotto sul cd di Anna Oxa. Passerà il tempo a guardarsi attorno, ad un tavolo di gente che è uscita di casa per forza, per esserci, con altri come lui che si guardano attorno e si chiedono cosa dire a quello di fianco per non apparire fuori luogo e a disagio. L'ostentazione della disinvoltura sufficente come scudo per non tornare a casa, mettere la testa sotto al cuscino, e piangere.
C'è Pashmina. Un tizio che qualche mese fa fa mi saluta, io gli dico ciao un pó incerto, lui capisce che non mi ricordo, mi fanno notare che è l'amico di Frase Fatta, io non so, del resto, chi se ne frega se anche non mi ricordassi. Gli dico "scusa, ma non ricordo", e lui "Ma come, abbiamo cenato insieme, abbiamo pure fatto l'apericena", ma io continuo a non assimilare la cosa. Mi tirano calci da sotto il tavolino, ma ho la memoria che vuole non lavorare.
Poi ho un flash, mi sovviene che le altre volte che l'avevo incontrato aveva la pashmina al collo - essendo calvo, porta la pashmina al collo, un assioma - e allora lo riconosco, "ma l'altra volta avevi per caso la pashmina al collo?", e lui "Si, la porto quasi sempre" (gliela si vede anche in agosto), e allora capisce che si è fregato. Una persona che senza pashmina non è più lei, ma un'altra.
C'è Frase Fatta, professionista sulla quarantina, frequentatore di svariati ambienti e strati sociali, riconciliato con il microcosmo e il macrocosmo, dice di non bere più alcool e invece lo sgamo a bere dai bicchieri degli altri quando girano la testa dall'altra parte. Si manifesta solitamente giocando su battute tipo se tu sei dimagrito o ingrassato, e con frasi tipo se dimagri ancora scompari, se ingrassi ancora scoppi. Chiede con ansia che cosa farai nel weekend prossimo. Un pò il simpa della cumpa.
C'è Voce Chioccia. Uno che muore di fame e sta all'altro tavolo, ti dà la schiena, ma si volta di tanto in tanto e pizzica il tuo sedano, che io amo il sedano, e ti dice "ti rubo un pezzetto di coso, di sedano", e fa finta di bere il bianchino al tavolo dei suoi amici-tavolata, che a Roma la gente non riesce a non fare la tavolata, perchè di solito si applica la regola del se magna e se beve. E quindi in luoghi a la pàge si sforzano di manterere un tono, ma dentro sclerano perchè non hanno le pizze da sbafarsi. Si girano, e ti sussano gli appetiziers dal tuo, di tavolo.
Poi arriva l'amica mezza fica (che sotto angolazioni sobrie, in realtà è una mezza cessa) e proclama: "Che si fa?"
E io, al mio terzo graditissimo, ma provato da tutti sti fenomeni, Margarita domenicale, mi chiedo: "Che si fa, COSA?"
Che si fa?
"No, tipo 'na pizzetta, 'nna cosetta..."
'NNA COSETTA?
Ma una cosetta, COSA?
Tutte le esuberanti forze della gioventù iniettate nel corpo di una inutile forma di vita benestante che ha solo in mente una cosa: cosa fare dopo. E lo chiede ancora prima che un dopo sia plausibile. Lo chiede mentre tutti sono ancora lì col loro bicchierino di bianchino. O Spritz nei casi più coraggiosi.
Beve un mojito poco alcolico, ma molto dolce, sta con occhiali da vista finti a montatutra grande per giocare alla nerd di buona famiglia, ha i picci, i sordini (soldini) studia comunicazione in qualche stupida università di comunicazione, ma continua a coniugare frasi con "famo, dimo, nnamo, magnamo, magnasse (congiuntivo), e articoli IL sostituiti da ER. Racconta storie su ex musicisti tossicomani che peró avevano un grande cuore.
C'è Cappello, altra tipologia di calvo, ma più sportivo, che da subito ha optato per un look più aggressive e sta col chiodo e beve birra. Una corona. Ce l'ha in mano da un'ora, ha raggiunto ormai il livello urina annacquata, ma se la stringe in come fosse un salvagente in alto mare, è l'unico della sua tavolata a non vestire con giacchètta e pashmine varie ed è l'unico a non domandare cosa faranno gli altri durante il ponte. In compenso ha come vizio di forma quello di chiedere con compulsione, a tutti, il contatto su Facebook. E stasera la gente non lo caga. "Ah, è Cappello, quello che chiede Facebook a tutti".
E poi c'è il caso teratologico migliore della serata. Delle serate. Perchè non c'è serata in luogo mondano di livello a Roma, dove non ci sia questa tipologia femminile: PROGNATISMO.
Al compimento del trentacinquesimo anno di età, la donna bene romana si sottopone, mandatoriamente, ad una serie di operazioni chirurgiche. O meglio, diciamo che si sottopone ad una sola operazione, e ad altre quindici per risolvere i danni estetici della prima.
Automaticamente il volto della Milf in questione subirà pian piano la mutazione in una protuberanza rigonfia, nella zona tra la base del naso e mento, denominata PROGNATISMO. Abbronzatissima (Mega Solaryum in Corso Francia), appalestratissima col personal al Circolo Due Ponti od Acquaniene, gradisce frequentare i bei luoghi, e si circonda di giovani, ma il cuore e la testa li perderà per il panzone gonfio di turno. 
I luoghi comuni. Le Hogan. Gli Huggs fino a primavera. La Mini Cooper e gli sms in curva a gomito. La sigaretta elettronica. Gli occhiali da vista finti. Il week end in barca. Nella barca di qualcun'altro ovviamente.
Ed ecco l'angioletto sulla destra che mi pone mentalmente la domanda. "Ma Lord, a te pure piacciono i bei luoghi e il buon bere, perchè devi cacare la minchia ogni volta?"
Ma per fortuna appare il diavoletto sulla sinistra e risponde all'altro pusillanime piumato. "Non stare a sentire queste cavolate, Lord, tu non fai altro che prendere atto scientificamente delle aberrazioni umane che ti stanno attorno. Del resto, tu volevi stare al chiuso nella saletta vicino al fuoco, a noi gradita, ma ti hanno costretto a sedere qui fuori, sotto questi stupidi funghi riscaldanti, con la scusa "ma almeno vediamo un pò di gente". Ok Lord, diglielo che la gente la vedi, ma non crucciarti se tu la vedi di più degli altri, magari non meglio, ma di più. E che in fondo non vuoi loro male, ma come al Freak Show si entrava nel carrozzone dei mostri per rimanere stupiti dalle difformità, così anche qui rimani stupito dai casi umani.
In fondo non dai fastidio a nessuno, ti siedi, ordini da bere, consumi, paghi, e salatamente, e hai a disposizione il variegato spettacolo degli esseri umani."
Ora ho il mio terzo Margarita con tequila Cabo Wabo reposada e crust di sale Maldon in mano. Ottimo lavoro dello zio al bar.
Tra l'altro il barman furbetto mi rifila che il Maldon è giapponese, mentre so benissimo che il Maldon è di una cittadina della contea dell'Essex, in Inghilterra, e che là facevano sale fin dai tempi degli antichi romani, parenti suoi, non dai giapponesi, che tuttavia fanno un ottimo whisky copiando le tecniche scozzesi. Glielo faccio notare e allora gira subito la frittata dicendo, certo, è inglese.
Ma del resto se anche avesse sbagliato non sarebbe certo stato un crimine. Ci sono cose peggiori.
Come il Voce Chioccia che insiste a rubarmi il sedano.

Margarita Cocktail con Cabo Wabo Reposada e crust di sale Maldon


Monday, February 25, 2013

Gonzo comedy.


Ho sognato il futuro del cinema italiano. E la sua salvezza.
La commedia italiana degli anni '60 / '70 che incontra il gonzo movie.

Sono a letto. In effetti come i felini credo di essere una creatura che passi quasi l'80 per cento della sua esistenza a letto. Con una sostanziale differenza. A letto non dormo.
La maggior parte del tempo scrivo, leggo, ascolto musica, ma soprattutto, ed è questa la fonte di gran parte della mia ispirazione, sogno.
E non sogno cose che rimangono mezzo di analisi psichiatrica, ma cose che poi riciclo nella vita reale.
E chiudo il cerchio con le teorie junghiane che sostengono che il sogno non è mera ombra dell'esperienza cosciente, bensì parte integrante della realtà intera. È come prendere atto che la dimensione del sonno sia effettivamente un'altro mondo legato al nostro.
In questo caso il sogno non è più semplicemente dipendente dalla realtà e influenzato da essa, ma viceversa funzione stessa di sorgente di vita.
Un pò come in "Nightmare" di Wes Craven direi.
Ad ogni modo, nel sogno che ho fatto sono a letto, mattina presto, e mia moglie si alza per vestirsi, contro voglia, per andare a guadagnarsi la pagnotta a lavoro.
Tra il sonno e la veglia, mezzo rincoglionito, prendo il computer portatile e apro a caso su uno dei miei siti porno preferiti.
Becco tra le varie scenette una pornomodella che assomiglia parecchio a mia moglie.
Non, non ci somiglia affatto: è lei! La riconosco mentre gira dei "Gonzo Movie".
I gonzo movie sono dei film porno, ma senza trama, senza storia. Li preferisco perchè vanno subito al sodo. Chi è del resto ormai il coglione che si guarda un film porno per la trama? Credo nemmeno i militari e i vecchi che andavano nei cinema a luci rosse fino ai primi anni '90.
Domanda: "Scusa guarda qua un attimo, che cazzo vuol dire questo?"
Risposta: "Ciccio, cosa credi, guarda che mica sono tutti dei principini come te che si alzano alle due e non fanno un cazzo dalla mattina alla sera, bella la vita eh? Come credi che uno se la guadagni la pagnotta al giorno d'oggi, lavorando in ufficio? La vita è dura, e ormai bisogna arrotondare come capita, ringrazia piuttosto che hai una bella mogliettina volenterosa…"
La frase non finisce perchè prendo la cinghia di cuoio e inizio a fustigare mia moglie fino a farla sanguinare. Tra le lacrime e una strana voglia catartica di ridere.
Il mio ragionamento è, facciamo una bella cosa, adesso ti faccio sanguinare di cinghiate, dopo ti porto io a battere e a farti da pappone (o procuratore), così giustifichiamo in completezza l'ideona di arrotondare lo stipendio.
Il sogno finisce così, e mi sveglio di buon umore. Mi ricorda tanto quello che era il cinema di una volta.
Mi ricorda "Il Comune Senso del Pudore", piccolo capolavoro del 1976 con Alberto Sordi.
Profetizzo pertanto la svolta del cinema italiano con un ritorno agli anni d'oro, ma intercalato di scene gonzo-movie.
E magari anche qualche Snuff movie nel quale un "Non-Giovane" o una BeppiGucciari facciano la fine dei topi. Un pò come in Glamorama di Ellis, che per onore di cronaca sarebbe potuto diventare un capolavoro cinematografico.
Guarda a caso non italiano.
I film italiani invece, o forse dovremmo chiamarli alla romanesca, "filme", sono commedie dove i vari Siani si alternano ai suddetti Non-Giovani/Gucciari con scene dove il culmine della gag è l'esclamazione "DAI CAZZOO!" e dove immancabilmente nei finali, e a favore di un pubblico sempre meno esigente e sempre più lobotomizzato da Ruzzle, si cerca a tutti i costi una soluzione a "lacrimuccia", di modo che i cloni borghesi dei nongiovani e delle gucciari possano tornare a casa dicendo: "Bè, però è brava la Littizzetto, non sarà bella, MA È BRAVA.
Mal comune mezzo gaudio.
Muore Sansone con tutti i filistei. 
Dove sono i campli Flegrei?
Ma saranno fatti miei!
Ecco perchè quando mi propongono di andare al cinema a vedere un film italiano rispondo diplomaticamente che preferisco rimanere a casa a farmi una rassegna d'essai di gonzo movies.
E chi può darmi torto se a una Littizzetto o a una Gucciari preferisco un'Aletta Ocean o un'Elena Grimaldi?
Ecco là vedo emergere dalle nebbie del limbo un nuovo grande regista, ecco vedo il suo volto!
Ma è Gabriele Paolini, il profeta del condom!

Nella foto: "Lebellecose"

Tuesday, January 8, 2013

Le sagome di legno.


Roma, 2 gennaio.
File di medi davanti al negozio delle scarpe Hogan. Per i romani dabbene, lo noto pur con tutto l'amore che provo nei loro confronti, le Hogan sono ancora simbolo di emancipazione.
Milano, qualche giorno dopo.
File di basso borghesi intruppati, anche se con meno convinzione dei cugini romani, davanti all'entrata di Moncler. Perchè c'è ancora qualcuno che mette il moncler. Tiene caldo, è tanto carino, è così colorato.
Sono iniziati i saldi: bisogna mandatoriamente comprare. Anche se non si deve. Anche se non si ha voglia. Con volti impersonali e sguardi anestetizzati.
Automi, scatole di legno, sagome di cartone.
Un piccolo passo in dietro nel breve termine.
Natale. La festa di Gesino Bambù che porta i regali, Gesù Bambino anagrammato dalla buon anima di mio zio.
I bambini sono contenti perchè Babbo Natale, che lavora per la televisione da almeno quando l'hanno inventata, porterà loro tanti regali, a patto che si siano comportati bene.
A patto che i genitori o chi ne fa le veci abbiano abbastanza voglia o soldi per farglieli, dei regali.
A patto che non sia ancora scoppiata una guerra termonucleare.
Io vorrei che il Natale fosse realmente la festa che dovrebbe essere per la religione cristiana. La nascita di Gesù non dovrebbe infatti essere celebrata mediante una gioia semplice e raccolta, scevra di frivolezze pagane termoguidate dal Grande Fratello Pre-Orwelliano, pre-cataclisma?
E invece no, a Natale siamo tutti più buoni. Quindi tutti in fila da Nespresso a sudare per il nuovo sapore proveniente dall'India, con accenti di scorza. Perchè la scorza fa tanto Natale.
Ma non ci sono soldi, mi dico, eppure come fa Pec ad essere pieno di vecchietti rimbambè che venderebbero il nipote per un pezzo di capitone o un quarto di aragosta in gelatina?
Le file. Con la security!
E i volti. Concentrati, tesi, intenti, ma d'occhio spento. Facce grigie, se non allampadate d'arancione tram (il 19, che credo non esista più, come son vecchio!). Ieri ho visto un abbiente sindromico di down ustionato dalle lampade, la testa microcefalica, in preda a una frenesia sconclusionata davanti a Louis Vuitton, pacchi di tutte le griffe che gli cascavano ovunque pur di avere di più, di ghermire di più, in una mongoloide voluttà gradevolissima alla vista.
Movimenti meccanici, precisi e il più possibile ordinati. Ci si imbottiglia dentro Abercrombie. C'è materiale per un libro grottesco, non a caso ci sto provando da due anni.
Ci si potrebbe chiedere dove andremo a finire, ma sarebbe troppo semplice, basterebbe sedersi e guardare, o anche stare in piedi e mescolarsi topescamente con le sagome di legno.
Chi tira i fili tanto dolcemente da non essere visto? Sembra facile dare un nome a questo meccanismo che tanto ricorda la visione del Molech di Fritz Lang.
Chiamiamolo Molech. Un'essenza multipla creata da noi stessi per riempire i vuoti che noi stessi ci creiamo.
Ci mettiamo nella condizione di desiderare ciò che non abbiamo e di invidiare l'immagine proposta dal Molech, di chi invece possiede. E badiamo bene, desideriamo cose che non servano alla sopravvivenza. Per lo più banalità. Quelle banalità che, tipo il Pocket Coffee, dovrebbero darti un pò di piacere nei momenti di vuoto.
Perchè a noi nessuno ci insegna che anche il vuoto è bello. Nessuno ci insegna a svuotarle le cose, ma a riempirle di fuffa.
E così la testa è piena di sughero, l'espressione e vacua, e usciti da Nespresso si fa un saltino al dirimpettaio D-Squared.
Perchè a Gesino Bambù i Re Magi, con sguardo spento e movimenti meccanici, gli portarono le scarpine di Tom Ford, la sciabola da Champagne damascata di Lorenzi, e un bel Cartier d'oro massiccio. E il bue e l'asinello soffiavano a temperatura costante di 22 gradi, mentre Ponzio Pilato faceva i pilates in vista di grandi pranzi. Natalizi.
I miei regali? ho ricevuto in dono Velocità lettura libri +2, e delle occhiaie da far impallidire Nosferatu.
Piuttosto trovo interessante chiedermi cosa faremo quando il vuoto sarà colmato completamente.
Entreremo nella orrenda cavità circondata dalle fauci insaziabili di Molech e senza più desideri, appagati di niente, verremo ciucciati come mandarini.
Accompagnati da un Campari.


Il Molech di Metropolis (Fritz Lang, 1927)

Wednesday, November 14, 2012

Acapolessi 2012.


Pacolissea
Apacolisse
Lipocassea
Selipocasa

Apocalisse.

Non vorrei cadere in un argomento da Nostradamvs, o da maga Absea, ma...
Che cosa diavolo sta succedendo?
Ma dove, come?
Qui, adesso.
Allagamenti nelle città, il caos e la paresi della circolazione. Le tangenziali e le strade con code interminabili causate dai curiosi che si fermano a guardare lo spettacolo della fine del mondo.
Luoghi pubblici convertiti in enormi vasche da canottaggio. L'inizio di un nuovo Waterworld (Il film era di Kevin Reynolds, del 1995. Una perla con Kevin Kostner).
Nella mia palestra ieri ci hanno fatto evacuare per via di un allagamento del palazzo di fianco: black-out improvviso, acqua sporca a catinelle dal soffitto, e tutti fuori. Nel frattempo si era creata la solita situazione ballardiana di comunità-fraterna che sarebbe terminata comunque il giorno seguente. Tutti a parlare, a decidere, a stringersi in cerchio, a fare comunella, a fraternizzare da perfetti estranei. Tutti però inquieti.
Io? Come se niente fosse ho finito di allenarmi, al buio, mi son ficcato nella doccia e me ne sono sgusciato via in silenzio.
Medicine steroidee che spariscono stagionalmente, con misteriosi intoppi dei distributori che scaricano il barile ad altri distributori più grossi, che scaricano ancora il barile sulle case farmaceutiche, che scaricano per la terza volta il barile, sempre più pesante, sulle farmacie compiacenti che vendono sottobanco il prodotto, senza i permessi necessari, e a prezzo gonfiato, ai praticanti di body building di livello agonistico. I quali si preparano a guerre tra gang in attesa del crollo totale, ma imminente della società.
Casi sempre più diffusi di genitori che uccidono i figli. I cadaveri vengono ritrovati inesorabilmente, ma non tempestivamente, in un arco di tempo variabile dalle settimane ai mesi, agli anni.
Un pò come la sporca faccenda di Mirko Sartori e la madre morta e mummificata nell'armadio da circa tre anni. Questo avveniva ai tempi di quando gli scheletri se ne stavano ancora dentro gli armadi. Ora i morti si alzano dalle loro tombe e camminano in mezzo ai vivi. E parlano.
Contemporaneamente i comici diventano i nuovi leader politici sostituendosi a vecchi ordini secolari di burocrazia e corruzione tramite false promesse di libertà e resurrezione sociale, mascheranti tuttavia sempre le solite ambizioni di potere. Questi nuovi politici farebbero della comunicazione su internet la loro bandiera. Certo, e chi ci mettiamo a capo dei sistemi di comunicazione "copia-incolla" del nuovo ordine mondiale? I nostri bei giovani dalla faccia pulita e nuova. Come se il nuovo fosse il termine assoluto per ottenere fiducia delle solite masse decerebrate.
Non mi stupirei se molto probabilmente, tra i 15000 mongoloidi che l'altro giorno in piazza del Popolo a Roma ballavano clownescamente unificati al tempo di una canzone dance coreana, la stragrande maggioranza fosse formata da quelli che, ironicamente, ma plausibilmente, sceglierebbero di mettere al vertice del potere chi? I comici.
Ma si, svaghiamoci, andiamo al cinema, cerchiamo qualcosa di rassicurante, qualcosa che ci faccia pensare che certe cose rimarranno sempre belle, per sempre. Andiamo a vedere James Bond.
Aspetta un attimo, ma James Bond una volta non beveva il Martini Cocktail, Vesper a essere precisi?
Forse una volta. Ma non adesso. Un James Bond al pari coi nostri tempi non è raffinato, beve la birra. Anzi, la più merdosa delle birre ad alto consumo. L'Heineken. Che va bevuta ghiacciata altrimenti sa di uova marce.
Ma cos'è questo? Lo scenario di un romanzo di Anthony Burgess tipo il Seme Inquieto?
Forse è l'alba, Parietti, dei nuovi tempi.
Succede qualcosa che se noi leggessimo in un romanzo apparirebbe distopico, ma che invece è grottesco e reale, e lo stiamo vivendo ora, senza bisogno di immaginarci nient'altro di fantascientifico.
La cosa è complessa, ma è anche molto stimolante dal punto mentale.
Per trarre ispirazione per scrivere mi posso limitare al semplice gesto di aprire la porta di casa e uscire. Magari con la colonna sonora di 1997 Fuga da New York di Carpenter nelle orecchie. E pensare di essere pronti, come Snake Plissken, al peggio.
Magari compro un gommone e una piccola dinamo portatile. E mi armo fino ai denti.





Wednesday, November 7, 2012

Tuesday, October 23, 2012

Come back


Per oggi ho pianificato il mio COME BACK in palestra con una routine di allenamento nominata per l'occasione "Rondò of Blood".
Oggi l'allenamento non dovrà essere divertente e piacevole. Bensì dovrà risultare in una sessione di dolore e sofferenza, di grida disumane e sudore e sputo.
La gente attorno a me dovrà sentirsi inferiore e non adeguata, dovrà capire che il manicomio del ferro è un luogo di spavento e martirio.
Inizia ora una impietosa tortura fisica e mentale nella quale si dovrà uscire menomati e feriti dentro.
La vecchia di ottant'anni col tanga SULLA tuta, convinta ancora di essere al Francesco Conti negli anni '80, verrà travolta con odio; Sorriso, il viscido guardone che cerca di attaccare bottone con tutti e in un anno è peggiorato invece che migliorare, abbasserà lo sguardo e si prenderà un ceffone diminutivo a dimostrazione che i deboli devono essere oppressi e schiacciati.
Il trionfo del sangue, il dolore, la mutilazione e lo smarrimento mentale saranno pane per i miei affamati canini di belva primitiva.
Pollo e riso - pollo e riso - pollo e riso.
State alla larga fannulloni e quelli che "io vado in palestra per rilassarmi", state alla larga: qui non c'è futuro per voi!
Serie piramidali discendenti pliometriche di Saltelli sul posto (Jumping Jacks), squat, crunch e piegamenti ripetute allo sfinimento seguite da 30 minuti di cardio ad intervalli HiiT.
Non sarà un gioco da ragazzi, ma va fatto.
Non sarà bello, ma và fatto.
Non sarà piacevole, ma và fatto.
Così è detto, così è scritto.
L


Saturday, September 15, 2012

La voce del bidello

Non sono gli occhi lo specchio dell'anima.
La voce, invece, è il legittimo specchio e soprattutto riflesso dell'anima.
Manifestazione del pensiero o del suono primigeno. Grido, bisbiglio.
Il suono della voce confessa l'indole di chi la emette.
Io non posso uccidere una persona solo perchè non mi piacciono i suoi occhi o la faccia. Ma per una voce irritante si.
Basti pensare a quanti bambini vengono uccisi dalle madri. Innumerevoli, ed è perchè strillano in quel modo fastidioso e insensato. Le capisco.
L'isterica con voce chioccia che ti si siede innanzi e parla a martelletto senza mai fermarsi. Cosa le faresti? Torture. E non perchè ha una faccia da schiaffi. No.
Per la voce.
Ho un rapporto duplice con tante cose, di amore e di odio. Ma in particolare con la voce.
Per me la voce è espressione. Quando ho dei problemi alla voce, alle corde vocali, mi sento relegato in un limbo silenzioso che mi incapacita di essere completamente me stesso.
È come in quei sogni nei quali so che sto sognando, ma non ho il potere di svegliarmi.
Solo che sono sveglio e annaspo.
Ho un groppo in gola, respiro peggio, ma non perchè ho qualcosa che mi fa male fisicamente. È uno status fisico negativo che si riflette sul corpo.
Mi sento un andicappato.
È come stare sul ring con le braccia legate dietro la schiena.
Mi imbottisco di tutto.
Danzen, Fortilase, Deflazacort, Synflex 550, cose che trovo a caso in casa.
Vado dal mio farmacista e non so se dirglielo o no. Se glielo dico, questo implica comunque parlare. Ma come faccio se non posso parlare? Vado in giro con la lavagnetta?
Un muto di merda. Ecco cosa sono, uno schifoso muto di merda.
In questi casi vorrei essere un umile bidello.
Salvatore, l'umile bidello deficente che viene vestito dalla madre.
Eppure anche la figura chiavica del bidello ha bisogno di una voce, per lo meno per queste frasi chiave: Qui non si puó entrare, il pavimento è bagnato; Non correte nel corridoio; Collega, caffe?; CHIAMO IL PRESIDE.
No, quindi non mi merito nemmeno di essere bidello.
Cosa resta quindi?
L'ausiliario della sosta?
L'umile ciabattino?
L'addetto alla pulizia dei cessi nel treno?
Il killer. Seriale.
Di donna con voce chioccia.

Saturday, June 30, 2012

Occhi bianchi sul pianeta terra.

Da svariati mesi, per riprendermi dagli attacchi psionici degli alieni, ho messo in pratica un esercizio salutare per il corpo e la mente.
Faccio come alcuni asceti indiani (dell'India...): prendo e vado a camminare.
Ma dove vado?
Vado.
Vado avanti, cammino fino a che ho la capacità di stimare che le forze potrebbero abbandonarmi se procedessi ulteriormente. Una stima che comprende anche lo spazio-tempo per tornare alla base.
Solitamente questa tecnica mi permette di stancare il corpo ed epurare la mente mentre procedo guardandomi intorno.
A volte, come un povero pazzo del manicomio, mi avvicino furtivamente ad un angolo, creando un "falso scopo", e vedo se qualcuno pensa strano di me. Mi diverto troppo. Vedo le facce di gente in auto che si fa dei film assurdi. Roba tipo "guarda un pó quello, è un tipo sospetto, cosa starà combinando?"
E invece non combina un bel niente perchè è solo un maniaco mitomane.
Oggi sono uscito con l'intento di sfidare il caldo apocalittico, purgarmi dei peccati del mondo, e vedere un pó se questo umore barbino e altalenante si sarebbe assestato.
Mi metto le scarpe buone, in playlist ho gli A Pale Horse Named Death, siamo apposto, e prima di uscire mi assicuro di avere ancora tutti i capelli in testa.
Sbalzo climatico paleocristiano. Fuori ci saranno quaranta gradi.
Roba da Terzo Mondo. Perchè solo al Terzo Mondo puó fare così caldo.
Ma infatti il nostro paese non appartiene a quelli in via di sviluppo, bensì a quelli in via di INviluppo.
Questo è lo scenario dirigendosi verso corso Vercelli.
Borghesi poco abbienti che zombificati si dirigono verso scheletri di negozi in via di chiusura.
Gente derelitta con ciabatte ai piedi, sconfitti da un sistema per il quale la massima realizzazione sarebbe il week end al mare. Alcuni, i più schifosi, indossano le Espadrillas.
Ebbene questi sono quelli che volano più basso, quasi a sfiorare i cadaveri abbandonati su un asfalto che prende la forma delle suole delle scarpe comprate al mercato dai cinesi.
Fantasmi dagli occhi bianchi che leccano stolidamente gelati insapore senza provare alcun piacere: prendo il gelatino perchè è estate e BISOGNA FARLO.
Donne dalla pelle bianchiccia e sudata che, sottoposte a una semplice lobotomizzazione chimica, non sentono più nè caldo nè freddo, e possono quindi andare per istrada con stivali e felpa. Lo giuro, stivali e felpa, che fortuna.
Un bambino che frusta serpenti di gomma sul fratellino in carrozzella. E la madre, fronte bassa e ipocefala, guarda laggiù: un orizzonte che non c'è, che non c'è mai stato, che mai ci sarà, con la bocca aperta e emettendo uno strano vagito capresco.
I neri che vendono le collanine
I neri che vendono le collanine
I neri che vendono le collanine
I neri che vendono le collanine.
Ma chi le compra le collanine? A cosa servono quelle collanine? Sono decorative? Sono belle? Servono a qualcosa? È successo qualcosa?
È scoppiata una bomba atomica la scorsa notte e non mi sono accorto di nulla per caso?
Sembra che tutto si stia sciogliendo, ma non in modo grazioso.
Io, come sovrappensiero, provo tra me e me dei dialoghi surreali per il libro. Dialoghi tanto irreali che poi li dimentico nell'attimo successivo in cui li ho fatti.
Eppure vado avanti per un tempo che sembra infinito.
Creo questi loop mentali che mi fanno male.
Sono uscito per guarirmi dal serpente che si morde la coda e invece mi ritrovo preda di me stesso.
Ancora una volta.
Un barbone zingaro a cui da piccolo han saggiamente cavato al piede destro le dita, e al sinistro troncato una generosa metà fino al metatarso, con un ascia, per fare in modo che faccia più pena mentre chiede la limosina, mi appare come un fantasma. Forse lo vedo, forse non lo vedo.
E che miraggio del cazzo, non poteva essere una bella gnocca? No, un barbone zingaro e storpio.
Del resto la bella figa adesso è in barca in Costa Smeralda, non certo a fare finti agguati negli angoli delle strade e a smaltire sbornie cerebrali, inesistenti, letali, inconcludenti, sterili.
Peró preferisco la bella figa ai "voglio tanto ma non posso".
Il brutto è sempre la cosa più brutta.
Ma perchè allora io non sono in Costa Smeralda?
Perchè ho l'aria condizionata.
Perchè mi accontento di poco.
Perchè ho tutto.
Passerà un bel pó prima che io rimetta piede in corso Vercelli e zona limitrofa.
"...Tuttavia - la razza umana - era sopravvissuta".

Friday, June 29, 2012

Interferenza

La mia vita sta diventando una sorta di interferenza con la mia vita stessa.
A volte credo di sognare e invece sto in balia di sensazioni così prepotenti che sono capaci di dominare il corpo, la materia.
Che siano queste le interferenze che mi impediscono di vivere la realtà come ogni altra persona? Ma poi, del resto, perchè io dovrei vivere come ogni altra persona? In cosa sono diverso io?
Forse proprio dal fatto di poter prendere coscenza che sono le "interferenze" a rendere completa la mia esistenza.
Una completezza nell'incompletezza.
Vivere o lasciarsi vivere.
Ma che cosa vuol dire "vivere"? È una questione di mera quantificazione, realizzazione materialistica del quotidiano? oppure forse è la capacità di accettarsi e farmproprio il momento in cui ci si ritrova.
Forse.
E comunque essere assoluti è più facile che essere elastici!
I lobotomizzati hanno sempre ragione.
Il babbeo infatti segue il branco e si accontenta. E in questa sua semplicità sta il comodo conformismo che non interferisce nella sua sfera psicologica. Ammesso che ci sia.
A volte mi sento solo?
Beh la soluzione c'è. Mi tengo compagnia con i miei amici immaginari. Loro non mi fanno sentire in colpa se la sera prima ho bevuto e, da Pinocchio quale sono, mi son messo ad alzare la voce in discoteca perdendola stupidamente.
Ora sono qui a leccarmi le ferite. E a scrivere questo come auto-terapia di sfogo psicologico. Mi vergogno della pateticità di queste parole. Del resto non sono ancora una divinità e quindi posso permettermi qualche debolezza.
Consigli di lettura: La pelle, di Curzio Malaparte.
Le parole usate in questo libro sono ironiche e drammatiche e potenti, sono schiaffi in faccia alla borghesia e ai benpensanti. Eppure sempre mantenendo un tono di classe ed eleganza elevatissimi.
Attuale soprattutto per i cosiddetti "radical-chic".
È proprio vero che come la fame vien mangiando, la scrittura vien scrivendo. E se si vuole uscire da un ghetto, come scrivevo l'altro giorno, la cosa più facile e pratica è aprire quella porta e uscirsene sulle proprie gambe. Non si è mai con le spalle al muro.
L'evoluzione porta l'uomo a dissociarsi dal gruppo.
Questo è sempre più frequente con i vari Social media di internet.
Hai immense frequentazioni online, gente che fanno gli amici e fanno le "faccine", e poi quando li vedo nella realtà quasi non mi salutano.
Che pena. Eppure stando a casa con gli amici immaginari non perdo la voce come in discoteca.
Pelle. La pelle è quella cosa che copre il marciume o le cose belle che abbiamo dentro.
Eppure ancora prima di sapere se uno ti sta simpatico o antipatico è la pelle a darti un messaggio.
La pelle è sia qualcosa di lombrosiano, sia qualcosa che cambia nel tempo.
La pelle è qualcosa a cui dovrei prestare più cura. Di vita ce n'è una sola e il modo estremo con cui mi comporto con me stesso non è certo cosa buona per la mia pelle. Per la mia voce, per i miei addominali, per i miei capelli.

Interferenze che interferiscono
Intransigenti nell'esigenza
Di genesi dell'esegeta
Trascuranti lo feriscono.