Wednesday, August 10, 2016

Il misofono


Il fonometro binaurale misura situazioni esistenti che potrebbero non essere tali nelle dimensioni relative al nulla.

Vado a letto tardi e dormo poco, le idee sembrano materializzarsi a notte fonda e seduto alla scrivania rimango a fissare lo spazio di muro vuoto di fronte agli occhi. le pareti devono essere di cartone perchè i cafoni che abitano di fronte russano generando un coro gospel da maiali sgozzati vivi. Magari li sgozzassero davvero, almeno questa litania bestiale avrebbe fine. E invece no, ogni notte la stessa storia, loro dormono io no. Scopassero almeno, sentirei qualcosa di nuovo. Ho voluto risparmiare quelle due lire per l'abitazione per recuperare sui vizi, il condominio in cui vivo rasenta l'ignobile, e questo è il prezzo da pagare: microcella abitativa e muri in pelle di culo è quello che mi merito. Hai voluto la bicicletta e ora pedali. E poi ti trovi con un triciclo con la ruota scassata.
Sta notte è peggio delle altre. non riesco a scrivere niente figurarsi dormire. Nello schermo ottico statale oblungo non danno niente di interessante, perciò mi è uscita solo una cagata del genere:

Beccaria
portami via
la lotteria
la Cia
dagli alla spia
non è tua zia
radio Maria
è una bugia
è una bugia.

È del tutto senza senso, e il bello è che lo so. Una roba a cazzo di cane. Puttanate.

Rinuncio ai poemi epici e provo a calmarmi con un bicchiere di Jack Daniel's Sinatra Edition. Ecco dove finiscono i soldi.
Infilo gli auricolari fonoresistenti standard forniti dall'Amministratore nelle orecchie. Ascolto gli Alcest e il ragliare delle bestie si attenua. Affilo la katana che tengo sotto il letto, la cosa mi calma e un paio di ore di sonno riesco a farle.
La cosa che più mi fa imbestialire di quelli che russano è che quando gli si fa notare l'orrenda abitudine negano a spada tratta con interrogativi negazionisti: "Chi, io russo? Mavà sei te che hai il sonno leggero, ma figurati!"

Alcuni suoni non solo mi innervosiscono, stimolano istinti omicidi che stento a riconoscere come qualcosa che mi appartenga. Non so se dovrei provare vergogna o meno, ma è un dato di fatto, alcune frequenze fanno venire voglia di torturare chi le produce.

Mi sveglio alle nove del mattino, orario inutile. Avrei voluto dormire di più, ma il nuovo inquilino che fresco di trasloco sta facendo i lavori se ne strasbatte che a quest'ora io sia ancora nel fodero. Che poi che lavori farà mai che siamo in un condominio di merda da barboni? Attacca piuttosto quelle due foto di figli orribili (o cani, non so se ha figli o cani il cretino) e non rompermi le palle. Ah già, il tipo è un giovane gay pignolo e quindi non ha figli. In compenso deve trapanare e martellare e sconquassare le mura di cartone per apportare chissà quali migliorie. Il Walter Gropius della Suburra, ma vai a cagare.

Entro in cucina e preparo un caffè, ma sento l'ennesimo suono disturbante. Il bimbo dell'altra famiglia di fianco sta mettendo i denti e grida dall'alba al tramonto.
Non so cosa sia peggio, uno che russa, e dorme profondamente e beato mentre tu soffri per colpa sua, o un'alba semi insonne accompagnata da un capriccioso essere alieno che grida forsennatamente perchè non vuole mangiare quella merda obrobriosoa di semolino. Del resto mi sembra di aver capito che gli esseri umani sentano il bisogno di accoppiarsi per riprodursi come fanno i topi e gli scarafaggi, quindi quello estraneo al sistema sono io. Con questi pensieri pratico la manovra di Valsalva e vado di corpo compilando un Sudoku di livello 4 su 5, mi sciacquo in fretta, i denti non li lavo, fanculo i denti, indosso i Wayfarer con le lenti polarizzate ed esco per andare in qualche bar a prendere un altro caffè e studiare la situazione.

Il portinaio ha il brutto difetto di picchiettare una Bic sulla sua scrivania nella guardiola. Mentre ti fissa picchietta quella cazzo di Bic come faceva l'insegnante di italiano alle scuole medie quando puntava lo sguardo sul tuo nome sul registro. Mi torna in corpo l'ansia di quando si attendeva la fatidica domanda: "Oggi chi interroghiamo?" E usciva il mio nome. Nel caso specifico del mio portinaio c'è un accentuarsi del ritmo della Bic se deve romperti i coglioni, accompagnato dalle seguenti parole tipo - Ieri un suo conoscento ha messo la bici nel cortile, ma mica si può fare così eh! La prossima volta la faccia leggere il cartelline qua ddavanti - E indica un cartellino fatto malissimo, da lui compilato a mano, con scritto sgrammaticato:
"Le biciclette degli estranei non vanno entrate di dentro il cortile.
Firmato L'AMMINISTRATORE".
E mentre mi indica il cartiglio il suono ticchettacche della Bic aumenta di frequenza e di intensità e diventa qualcosa di ingestibile per l'occipite.
Ora faccio un cenno di abnegazione con la testa, quasi un inchino, e me ne pento subito uscendo dalla guardiola. Perchè mai avrei dovuto sentirmi in colpa al ticchettio del portinaio? Perchè mai avrei dovuto sottomettermi a un semidecerebrato "Articolo 68/99" che in virtù della sua portinaietà avrebbe potere sulla mia dignità mattutina?
Domande senza una risposta.

Mentre cerco di raggiungere il bar appena fuori il portone del condominio passano tre motorette semi-cross di un paio di ragazzetti semi maggiorenni che producono un rumore talmente assurdo che mi fermo a fissarli. I cretinetti sono ormai già belli che spariti, ma vorrei che si voltassero dalla mia parte e vedessero lo sguardo omicida (in realtà, a guardarmi dall'esterno appaio come un povero coglione, ma questo, io, non lo posso sapere). A questo punto immagino di estrarre il coltello a farfalla, che porto sempre in tasca, per sgozzarli con una cravatta boliviana su misura, una di quelle che quando apri la gola la lingua scende a penzoloni come un foulard satanico. Purtroppo in realtà mi accorgo di restare a fissare il nulla mentre una signora per bene sulla cinquantina con un chihuahua mi chiede se va tutto bene.

Il chihuahua abbaia a raffica e quei megahertz fastidiosi ricordano il guaito disperato di quelle creature che in oriente i cuochi più raffinati spellano vive per poi metterle nell'olio bollente a farne involtini da mangiare accompagnati al riso. Una morte perfetta. Bravissimi i cuochi orientali, hanno il mio più totale supporto morale. 
Fisso l'animale e immagino quindi la dolce sequenza dello spellamento associato alle grida strazianti della bestia con l'acquolina in bocca e visualizzo una confezione di patatine di gambero soffiato, le stesse che ti danno al ristorante cinese quando aspetti le altre porcherie. Il topocane continua comunque a squittire mentre sorrido e saluto cortesemente la signora, è un'altra cara vicina di casa e io sono uno che ci tiene ai buoni rapporti.
Entro nel bar.

Appena varcata la soglia ho un momento di stallo perchè non so se ordinare al banco o sedere a un tavolino e farmi servire. Opto per un compromesso geniale: ordino al banco di farmi servire al tavolino.
Accendo il visore portatile omologato e rileggo le ultime cose che ho scritto e di cui non sono convinto quando una svogliata cameriera porta le cose e le appoggia a malo modo sul tavolino. Un caffè doppio lungo che il barista ha sbagliato e non ha fatto abbastanza lungo ma va bene lo stesso; un succo di pomplemo e una bottiglia di acqua che avrebbe dovuto essere gasata, la più gasata che avevano, mentre è una merda sgasata che manco per farci il bidè andrebbe bene. Faccio finta di niente, il caffè è comunque corroborante e sento un sollievo che si genera nel corpo dopo le  estenuanti ore notturne di ansia e mancato riposo.
Putrtroppo l'idillio deve cessare perchè sono assalito dall'ennesimo disagio sonoro. I terribili 195 / 208 megahertz di una donna annullano ogni altro suono dell'ambiente invadendo lo sfintere del mio cranio in modo, impedendo di proseguire qualsiasi azione. La lurida puttana.
Mi giro a guardarla immaginando che sia un cesso oltre la  cinquantina con la faccia della Littizzettoe il culo della Gucciari e invece vedo una figa imperiale che mi rimescola le idee. Bionda, alta, giovane, senza segni, truccata benissimo, 
Mi volto e torno ai fatti miei, ma non riesco perchè sento ancora quella terribile voce. Non seguo neppure i discorsi che fa con l'amica dallo sguardo vitreo e tuttavia quelle terribili frequenze invadono la privacy come un ospite indesiderato. Non è il volume, neppure è il tono isterico, sono i fottuti megahertz. Ma è proprio lei la fonte di questo ragliare infinito e chioccio oppure l'amica bruttina? È lei, è lei, non ci sono dubbi.
Ho la soluzione in pugno. Chiudo lo schermo del computer e mi allontano dalla fonte sonora. Torno all'origine, ovvero al bancone e ci appoggio il succo di pompelmo e appena mi sembra di averla passata liscia sento un risucchio provenire dalla mia sinistra. Mi volto e un vecchio sull'ottantina sorbisce fragorosamente un tiepido e nauseabondo caffelatte in alternanza a plateali risucchiate di cornetto alla crema (quest'ultima continua a cadere per terra a ogni pucciata). È una scena bruttissmima eppure nessuno sembra farci caso.
Ho un conato di vomito e simulando normalità vado alla cassa per pagare la fallimentosa colazione, ed ecco che in attesa la svogliata cameriera di prima che ora smangiucchia rumorosamente una chewing gum fissandomi con aria strafottente. Prima di spaccarle la faccia con una testata porgo i soldi con garbatezza e scappo fuori in strada.

La sensazione di disagio psicologico che provo ascoltando ormai qualsiasi suono si proietta sul corpo in modo devastante. Non riesco a valutare più nulla in modo relativo. Tutto mi risulta odioso. Solo nel silenzio più totale ho una momentanea tregua, quindi mai. In alternativa posso ascoltare del metal estremo mentre rimetto in ordine le armi che ho predisposto per un ipotetico assalto. Un assalto a chi? Ai vicini che russano come luridi maiali? All'architetto omosessuale? Ai proletari coi figli-cloni frignosi? Al portinaio sottosviluppato che ticchetta la penna a seconda dell'umore? Alla vecchia col chihuahua fastidioso? Alla tipa figa che però ha la voce come una cessa? Al vecchio che sorbisce succhiando dalla dentiera di gomma? Alla cameriera svogliata che smangiucchia cazzi a colazione?
Mi mangio la pelle delle mani fino a farle sanguinare. Balbetto davanti allo specchio scuse che reciterò davanti all'amministratore. Ho sbagliato, dirò, eh vabè, uno potrà sbagliare o no? Era tutto uno scherzo, dirò simulando uno stato di confusione, volevo solo spaventarli, in fondo sono loro che mi hanno aggredito, io non sapevo che fosse così tagliente la spada cinese. Tirerò il mento in fuori con la bocca un pò aperta e farò colare un pò di sputo. Farò una pernacchia e riderò indicando un punto. Reciterò la successione di Fibonacci, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 35, 54, 89, e continuerò a rincorrere i numeri fino a quando non riuscirò a far credere di essere completamente fuori di testa e quindi bisognoso di aiuto.

Nella camera anecoica dove l'amministratore mi ha rinchiuso i cunei di materiale spugnoso assorbono qualsiasi suono e ora posso vivere in pace e armonia col mio essere. Uno schermo ottico statale oblungo trasmette perennemente immagini di operazioni chirurgiche nelle quali bravissimi otorini recidono corde vocali senza soluzione di continuità.
Ora sto bene, sono felice.
Non sento niente. 
Anestesia totale.
Benem.

No comments:

Post a Comment